Il Giornale di Trieste

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Rivi e torrenti della zona collinare marnoso-aenacea triestina



Aspetti idrogeologici e qualche cenno storico sui "patok"

Spesso si crede erroneamente che il territorio triestino sia caratterizzato dalla quasi totale assenza di fenomeni di ruscellamento superficiali (rivi, torrenti e fiumi) dovuta al fenomeno del carsismo. Credenza in parte veritiera risultando il fiume sotterraneo Timavo e i torrenti Rosandra e Ospo gli unici esempi di acque a scorrimento superficiale della Provincia di Trieste ( per quanto riguarda il Timavo il riferimento è al suo corso finale in prossimità delle foci, essendo un fiume in gran parte ipogeo) Sull'altipiano carsico le riserve idriche permanenti si limitano inoltre a pochi stagni, a volte di origine artificiale, mentre al limite del confine tra Carso triestino e goriziano troviamo il complesso dei laghi di Doberdò , Sablici e Pietrarossa.

Tra il Carso triestino e la città si estende un'ampia fascia collinare costituita da rilievi di natura marnoso-arenacea: sostanzialmente si tratta di colline di modesta entità che prendono corpo dalla zona costiera verso Grignano per proseguire ed accentuarsi progressivamente lungo tutto il territorio triestino proseguendo poi verso Muggia e quindi in territorio sloveno. Una parte di questi rilievi collinari risulta oramai “assimilato” dall'espansione urbana, mentre alcuni settori “superstiti” a partire dalla periferia cittadina risultano a tutt'oggi relativamente intatti e di potenziale interesse per gli appassionati di materie naturalistiche.

Vedremo quindi di ripercorrere brevemente la storia di queste aree naturali destinate purtroppo a scomparire nel tempo.

Trieste nel medioevo e l'espansione sotto l'Impero Austroungarico

La città medievale si ergeva ai piedi del Colle di San Giusto, sostanzialmente lungo gli attuali rioni di Rena e Cavana, giungendo sino alle rive. Il territorio circostante era scarsamente popolato e costituito nella sezione a mare per lo più da aree palustri e saline. Gran parte di quella che diventerà nei secoli a venire la Trieste moderna era costituita da un territorio per la maggior parte selvaggio caratterizzato da boscaglie e incolti, nonché, come osservato,da aree palustri lungo le pianure a mare.

Dalle colline ai piedi dell'altipiano carsico scendevano a valle numerosi torrenti, alcuni di modesta entità, altri di portata rilevante: questi fenomeni di ruscellamento si spingevano sino a quello che sarebbe diventato l'attuale centro cittadino per poi dirigersi verso lo sbocco a mare.

Sotto la dominazione austroungarica, la città di Trieste fu oggetto di un'espansione che ruppe i confini del nucleo edievale per ampliarsi in misura notevole: iniziava così la conquista urbana delle aree rurali. Con il progressivo espandersi della città ,i torrenti divennero parte integrante dei rioni: inizialmente ci si limitò a qualche lavoro di riassetto laddove necessario: capitava infatti che a seguito di precipitazioni consistenti alcuni rivi uscissero dall'alveo provocando inondazioni spesso rilevanti.

Ritornando lievemente indietro, è opportuno osservare che l'esistenza di questi torrenti fu comunque legata in qualche misura alla vita cittadina. Già dal 1400 in poi si hanno notizie della presenza di mulini lungo alcuni corsi d'acqua, ed effettivamente vedremo come, nonostante la portata idrica spesso modesta, l'importante attività molitoria non rimase limitata a qualche caso isolato, ma interessò al contrario diversi di questi “patok” tra la città e il retroterra.

Le Comunelle o "Gemeinde"e i "Patok"

Nell'800 l'amministrazione austriaca effettuò una sorta di censimento del territorio: vennero quindi mappati i terreni, le proprietà e i corsi d'acqua. Si istituirono conseguentemente le “Gemeinde”, sorta di Comunelle dove era possibile raccogliere la legna e dedicarsi al pascolo o altre attività in comune.

Molto spesso il limite tra queste Comunelle era costituito dai torrenti. Alcune delle allora Comunelle divennero successivamente il limite naturale dei futuri rioni della città, che ancora oggi spesso portano il nome della “Gemeinde” sulla quale successivamente sorsero.
Sia sulle vecchie carte “catastali” dell'Impero che nella memoria storica dei triestini, spesso questi piccoli rivi venivano chiamati con nomi differenti. Molti torrenti cambiarono quindi denominazione nel corso dei secoli, creando spesso confusione: anche durante le nostre modeste ricerche “storiche” ci siamo imbattuti in torrenti che portavano più di un nome. Per questa ragione di volta in volta, quando tratteremo un singolo corso d'acqua in maniera approfondita, vedremo di indicarne, oltre al nome “ufficiale” eventuali “sinonimi” conosciuti.

Una possibile spiegazione sui fenomeni di ruscellamento su Flysch

Come osservato precedentemente, l'assenza di acque correnti, eccetto il torrente Rosandra, sul territorio carsico, trova spiegazione nella natura geologica stessa dell'altipiano alle spalle della città: le formazioni rocciose di natura calcarea non permettono, a differenza dei terreni argillosi, il trattenimento dell'acqua in superficie. Lo stesso fiume Timavo, dopo un breve tratto alla luce in territorio sloveno, presso l'abitato di San Canziano si inabissa nelle omonime grotte per intraprendere percorsi sotterranei mai definitivamente mappati. In epoche remote il Timavo
probabilmente scorreva in superficie entro tracciati che ancora oggi in parte risulta possibile inquadrare nell'orografia carsica triestina.
Scomparso il Timavo, l'altipiano carsico assunse progressivamente la connotazione attuale, caratterizzata, come osservato, da poche riserve idriche, temporanee o permanenti ,costituite per lo più da stagni e vecchie ghiacciaie allagate.

Sul limite tra il Carso e il mare, lungo la fascia collinare marnoso-arenacea, i piccoli fenomeni di ruscellamento superficiale invece abbondavano: si trattava di corsi d'acqua di modesta entità e spesso scarsa portata idrica che scendevano dalle vallate della fascia collinare per scorrere lungo quello che sarebbe divenuto successivamente il nucleo urbano di Trieste e quindi sfociare a mare nel golfo.

Sotto certi aspetti, gran parte della città sorse sui terreni detritici che millennio dopo millennio questi modesti rivi rosero alle colline depositando sabbie, fanghi e ghiaie a valle. Con molta probabilità, i rivi in questione si originano dalla fuoriuscita delle acque meteoriche che precipitano sull'altipiano: probabilmente le acque piovane inghiottite dal Carso percorrono itinerari ipogei per raccogliersi e sgorgare in quei punti laddove lo strato argilloso e quello calcareo si incontrano permettendone la fuoriuscita. Per quanto questa sia una spiegazione razionale possibile, non è da escludere a priori che alcuni di questi torrenti siano originati dalla fuoriuscita di qualche “deviazione” sotterranea del fiume Timavo.

Come vedremo più avanti, alcune ricerche effettuate in merito molti anni addietro avallerebbero questa ipotesi. Purtroppo la complessità della natura idrogeologica del nostro territorio è tale che una spiegazione definitiva del fenomeno appare al momento improbabile.

I principali torrenti della fascia collinare triestina - I rivi scomparsi sotto la dominazione austroungarica

Dalle visione delle vecchie mappe della Trieste medievale, si può osservare che in quello che sarebbe divenuto successivamente parte del centro urbano, scorrevano due torrenti di modesta entità ubicati al di fuori delle vecchie mura cittadine: il rivo di Pondares e il rivo San Michele.

il rivo di Pondares

Il rivo di Pondares scorreva ai piedi del Colle di Montuzza, per la precisione lungo la via omonima per poi scendere
verso Piazza Goldoni e Corso Italia. Il torrente lambiva le vecchie mura medievali all'altezza dell'allora “Riborgo” ( probabile derivazione da “Rio del Borgo” riferita alla presenza del corso d'acqua) per direzionarsi successivamente lungo l'area delle saline a quei tempi presenti laddove attualmente sorge Piazza della Borsa. Il corso del rivo terminava in un canale ubicato presso la "portizza" che sfociava a mare poco più avanti parallelamente alle saline.
L'area delle saline era costituita da una grande palude malsana, che venne successivamente bonificata con l'opera di espansione urbana voluta dall'Austria. Il rivo di Pondares venne quindi intubato e se ne persero le tracce definitivamente. Difficile stabilire se il corso d'acqua esista ancora nel sottosuolo cittadino: epoca dopo epoca molte opere di riassetto urbanistico si sovrapposero e del rivo di Pondares non si seppe più nulla.


Il rivo San Michele

Ben poco si conosce di questo torrentello che scorreva a lato del Colle di San Giusto, lungo la parte opposta delle mura della città medievale rispetto al rivo di Pondares. Su qualche vecchia mappa il rivo San Michele è segnato nei pressi di quell'area che teoricamente oggi risulta occupata dalle vie San Michele e Felice Venezian. Il torrente sfociava a mare poco distante dall'antico squero ai tempi ubicato pressappoco all'altezza dell'attuale ex Pescheria
Centrale. Corso d'acqua di modesta entità sgorgava tra i Colli di San Vito e San Giusto e venne anch'esso coperto con l'espansione urbana ad opera dell'Austria. Al pari del rivo di Pondares se ne persero le tracce.

i torrenti maggiori ancora visibili ai giorni nostri

I torrenti della zona di Montebello e Cattinara - Il torrente Valse, il rio Primario, il rio Corgnoleto e il rio del Cimitero Cattolico

Il settore collinare compreso tra l'area di Montebello e Cattinara si caratterizza per la presenza di numerosi fenomeni di ruscellamento superficiale: esaminando un'area che va dal limite di Chiarbola all'abitato di San Giuseppe della Chiusa, ci imbatteremo nei seguenti rivi: torrente Valse, rio Primario, rio Corgnoleto, torrente del Cimitero Cattolico,rio Spinoleto, rio Marcese, torrente Zaule e rio del Gias. Risultano inoltre presenti altri rigagnoli di scarsa portata idrica dei quali non conosciamo denominazione alcuna.

I torrenti menzionati sgorgano sul lato del complesso collinare del Montebello-Cattinara rivolto verso il mare: probabilmente, assieme al torrente Rosandra ,alcuni tra questi modesti rivi millennio dopo millennio concorsero nel depositare i sedimenti a valle che diedero origine alla piana di Zaule. Tutta la fascia collinare che va da Raute a Borgo San Sergio, era costituita in passato da un susseguirsi di boscaglie di querce e campagne: negli avvallamenti tra le colline scorrevano numerosi corsi d'acqua che si direzionavano a valle verso l'area allora occupata dalle saline.
Lungo il corso di alcuni rivi sorsero diversi complessi molitori la maggior parte dei quali continuò la propria attività sino alla fine dell'800.

Durante le nostre “spedizioni” alla riscoperta di questi rivi, abbiamo avuto modo di constatare che le condizioni attuali delle acque e dei terreni circostanti risultano molto diversificate: del torrente Valse non abbiamo trovato nessuna traccia e se ancora scorre in superficie non è stato possibile individualo a causa delle difficoltà riscontrate per problemi di limiti di proprietà e per la massiccia edificazione che interessa l'area ipotetica delle sue sorgenti.
Secondo alcune testimonianze storiche, il torrente Valse ( denominato anche rio Baiamonti o rio Roncheto) sgorgava dalle colline di Chiarbola per direzionarsi nell'avvallamento che si può ancora oggi osservare tra le vie Baiamonti e Capodistria. Lungo il suo corso sorse in passato un complesso molitorio di cui si persero successivamente le tracce. La zona altamente edificata non permette alcuna individuazione sia della precisa ubicazione del mulino che del rivo. Il Valse sfociava a mare nei pressi dell'attuale scalo legnami.

Il rio Primario (detto anche rio dei Turchi, torrente Gorgis, torrente Srane) e il rio Corgnoleto, al contrario, per quanto ancora esistenti e parzialmente visibili in superficie, presentano un tasso di inquinamento delle acque preoccupante, dovuto all'immissione di scarichi fognari. Questi due torrenti si possono osservare a monte del complesso dei cimiteri cittadini, il rio Primario alle spalle del Cimitero Ottomano, sotto al quale si immette in galleria, mentre il Corgnoleto è visibile da Raute sino all'imbocco della galleria di intubamento ubicata dietro al grande parcheggio di via Costalunga.
Scendendo verso il bivio tra via Costalunga e Erta S. Anna, in un unico breve tratto superstite di campagna incolta ,troveremo il rio del Cimitero Cattolico, piccolo corso d'acqua che scende da Poggi S..Anna per finire intubato sotto al cimitero lungo il lato est.


Il torrente "Srane"

I tre rivi menzionati, un tempo confluivano in un unico corso d'acqua che sostanzialmente rappresentava la continuazione del rio Primario: superata l'area degli attuali cimiteri ,il torrente che veniva denominato “Srane” scendeva lungo la via Valmaura per direzionarsi verso l'area della Risiera di San Sabba e poi sfociare a mare all'altezza dell'attuale oleodotto della Siot, ai piedi di Monte San Pantaleone ( lo scarico a mare è visibile da Google Earth a sinistra del porticciolo presso il pontile della Siot)


Il rio Spinoleto, il rio Marcese, il torrente Zaule e il rio del Gias

Proseguendo la nostra escursione lungo la fascia collinare di Montebello-Cattinara, superato l'abitato di Raute e avvicinandoci ad Altura, avremo l'opportunità di osservare alcuni altri torrenti in qualche caso ancora in buone condizioni. Per intercettare la maggior parte dei rivi, conviene imboccare il tracciato della pista ciclabile della ex ferrovia Campo Marzio-Erpelle partendo da Raute in direzione di Val Rosandra.

Appena imboccata la ex ferrovia, proseguendo per poche centinaia di metri, sul lato sinistro sarà possibile osservare, tra la folta vegetazione, un tratto di un rigagnolo anonimo, superato il quale ci inoltreremo sul vecchio ponte sotto al quale scorre il rio Spinoleto superato l'abitato di Altura, in teoria dovremmo intercettare il rio Marcese, piccolo corso d'acqua che un tempo scendeva a ovest del Colle di Cattinara per poi unirsi al rio Spinoleto all'altezza di monte Castiglione. Nelle varie perlustrazioni che abbiamo effettuato in questi mesi, purtroppo non abbiamo rilevato nessuna traccia del rio Marcese: con la costruzione del grande viadotto stradale i terreni circostanti subirono una grande opera di sbancamento, quindi non siamo in grado di affermare nulla in merito alle attuali condizioni del rivo.
Proseguendo con la nostra escursione lungo la ex ferrovia, giungeremo al secondo ponte ferroviario sotto al quale scorre uno dei rami del torrente Zaule. Il torrente Zaule ( o rio Storto) nasce dall'unione di due rivi distinti che scorrono sui lati opposti del Colle di Cattinara. Sotto certi aspetti, il torrente Zaule rappresenta uno dei fenomeni
di ruscellamento superficiale su Flysch più interessanti ,tra quelli che abbiamo esplorato: facilmente raggiungibile dalla vecchia ferrovia, scendendo lungo alcuni sentieri, il torrente si distingue per delle conformazioni rocciose costituite da travertini che hanno dato origine a piccoli salti e cascatelle. Tali formazioni presentano la particolarità di ospitare delle consistenti colonie di Adiantum capillus-veneris, felce localmente diffusa lungo gli stillicidi e nel contempo assai rara sul territorio triestino.Nella boscaglia umida nei presi del rivo, sono inoltre presenti alcune specie di Orchidiaceae caratteristiche dei terreni argillosi collinari quali Orchis purpurea, Cephalanthera longifolia e C. damasonium e Limodorum abortivum.

Tra gli anfibi e i rettili potenzialmente osservabili nell'ambiente circostante, vanno segnalati: Salamandra salamandra, Lacerta viridis, Hierophis viridiflavus ssp. carbonarius e Anguis fragilis. Superata la grande galleria di Altura, ci troveremo sul ponte ferroviario del rio del Gias. Analogamente ai torrentelli precedenti, il rio del Gias scorre in un avvallamento tra le colline a poca distanza da San Giuseppe della Chiusa. Sino ad oggi non abbiamo avuto modo di esplorarne l'alveo in modo approfondito, comunque delle osservazioni effettuate dal ponte della ex “ferrata” sembra che il rivo si caratterizzi per una modesta ma costante portata idrica.


Da Montebello a Cacciatore

Il torrente delle Settefontane e il torrente Starebrech

Il torrente delle Settefontane (o Klutsch , o Chiave) rappresentava assieme allo Starebrech uno dei rivi principali della provincia triestina. Secondo alcuni poco precisi riferimenti storici, il torrente nasceva dall'apporto idrico di sette sorgenti ubicate tra il Colle di Montebello e Rozzol, in una vallata boschiva in parte ancora oggi visibile tra l'abitato di Cattinara e Melara. Le sette sorgenti sino ad oggi non sono ancora state individuate: molto probabilmente alcune si esaurirono già in tempi passati e le condizioni dei terreni nei pressi del rivo attualmente non permettono una mappatura precisa del corso del Settefontane. La valle delle Settefontane rappresenta uno degli ambienti che più di altri analoghi ha subito opera di stravolgimento ,con un'espansione urbana estremamente invasiva: dal dopoguerra in poi sorsero numerosi nuclei abitativi che progressivamente ridussero sempre in misura maggiore l'area boschiva lungo il corso del torrente. Anche in tempi recenti, i lavori di sbancamento della collina di Cattinara per le nuove opere della grande viabilità probabilmente hanno messo in forse i già compromessi equilibri naturali dell'area superstite.

In passato il torrente delle Settefontane da Rozzol scendeva lungo l'attuale Via Cumano per poi direzionarsi lungo Viale Ippodromo e quindi Via della Tesa. All'altezza di Largo Mioni,dal 1822 al 1860, si trovava il Mulino Cristiak di cui oggi non rimane alcuna traccia. Il torrente quindi proseguiva lungo l'attuale Via Raffineria e quindi Via Carducci
dove, all'altezza dei Volti di Chiozza si univa allo Starebrech per dare corpo al “Torrente Grande” Il Torrente Grande ,molto probabilmente godeva di un sostanzioso apporto idrico: l'unione del Settefontane e dello Starebrech, torrenti caratterizzati da una periodica impetuosità delle acque che spesso ,dopo abbondanti precipitazioni piovose, rompevano gli argini causando sensibili allagamenti, permise il sorgere di un altro mulino ubicato tra le attuali Via Milano e Via Mercadante. Molto probabilmente dal Torrente Grande si staccava un canale adduttore volto al convogliamento
delle acque finalizzate al movimento delle pale. Il torrente dai volti di Chiozza proseguiva quindi lungo la Via Battisti per direzionarsi infine lungo Via della Ghega e il Porto Vecchio dove trovava il proprio naturale sbocco a mare.
Tutta la zona che andava da Via Carducci sino a Via della Ghega era conosciuta come “Contrada del Torrente”. Le condizioni attuali del torrente delle Settefontane risultano preoccupanti: del rivo rimane solamente la parte del corso compresa tra le sorgenti e il canale di intubamento presso il piazzale alla fine di Via Cumano. Le acque presentano inequivocabili segni di inquinamento da scarichi fognari che fanno presagire il peggio sulla possibile sorte di questo modesto ma storicamente importante rivo triestino. Dalla Via Cumano sino alle foci, il torrente scorre in galleria sotterranea.

Il torrente Starebrech ( o rio Farneto, Torrente Grande,a seconda delle diverse fasi storiche) nasce nella vallata ubicata tra il Bosco del Cacciatore e Guardiella, le sorgenti dovrebbero trovare collocazione in prossimità dell'abitato di Longera. Il rivo presenta una discreta portata idrica, alimentata molto probabilmente da diversi tributari che scendono dalle colline circostanti, tra cui il rio Slepp che scorre dalla zona di Villa Revoltella lungo
le pendici del bosco per unirsi quindi allo Starebrech a poca distanza dall'abitato di Sottolongera. Durante la dominazione austriaca il torrente venne preso in considerazione al fine di istituire un ulteriore acquedotto cittadino che si sarebbe aggiunto a quello del Capofonte di San Giovanni. Vennero infatti scavate delle gallerie di captazione finalizzate alla raccolta delle acque percolanti dagli strati marnoso-arenacei della collina del Cacciatore, progetto successivamente abbandonato di cui oggi rimangono comunque le tracce nei resti delle gallerie di captazione “Stena inferiore” e “Stena superiore”.Il torrente Starebrech una volta superata l'area del bosco del Cacciatore, si direzionava lungo l'attuale Via Giulia e successivamente lungo Via Battisti ( Via del Torrente prima ancora di “Corsia
Stadion”) per unirsi, come osservato, al torrente delle Settefontane all'altezza dei portici di Chiozza.

Un tempo indecorosamente malridotto, il torrente alcuni anni or sono venne parzialmente bonificato dagli scarichi fognari che ne compromettevano la qualità delle acque. L'alveo fu ripulito dall'immondizia e vennero istituiti dei sentieri, nuovi ponti e staccionate in legno. Inserita nel complessivo piano di recupero del bosco Farneto, la bonifica dello Satrebrech ha restituito alla città uno dei più interessanti percorsi naturalistici della zona marnoso-arenacea del territorio. Per quanto riguarda l'erpetofauna, i numerosi rivoli che solcano i terreni del Cacciatore consentono
la sopravvivenza in loco della Salamandra salamandra : lungo le raccolte permanenti o temporanee di acqua è possibile osservare, nei periodi primaverile e autunnale, numerose larve a vari stadi di sviluppo. Gli esemplari adulti, più elusivi e tendenzialmente notturni, tendono a comparire durante i periodi di clima umido o piovoso.Una curiosità: il torrente Starebrech ospita probabilmente l'unica popolazione italiana attualmente osservata di Colduregaster heros (una grossa e rara specie di Libellula)

Roiano: il borgo delle acque


Il rio Carbonara, il rio Roiano, il rio Rosani e il rivo Scalze

Il borgo di Roiano sorge ai piedi di un'ampia sezione collinare marnoso-arenacea interessata da diversi fenomeni di ruscellamento. Definita anche Val Martinaga , la valle su cui si sviluppò il borgo si estende dal Colle di Gretta al colle di Scorcola: ambiente un tempo di gran pregio naturalistico, subì una progressiva espansione con un tasso di edificazione molto alto dal dopoguerra ad oggi, elemento che determinò la cancellazione definitiva del suo aspetto rurale con conseguenze come vedremo rilevanti anche in ambito naturalistico. La denominazione “Roiano” molto probabilmente trova una derivazione dal friulano “roja” (roggia) , riferito alla grande abbondanza di acque della zona: dalle colline a monte del borgo scendono infatti quattro torrenti principali più alcuni rigagnoli di scarso rilievo.
I torrenti principali sono: il rio Carbonara, il rio Roiano, il rio Rosani e il rivo Scalze. Il rio Carbonara (detto anche “Martesino” o “Montorsino”) nasce sulle colline di Terstenico (Monte Radio), in un'area che dal versante opposto del colle vede la presenza di ulteriori fenomeni di ruscellamento (rio Bovedo, rio Conti e rio Giuliani). La denominazione “Carbonara” trova probabilmente origine dalla presenza in passato di un edificio usato dai raccoglitori di legna per produrre carbone.

Il torrente scende lungo un avvallamento costituito da formazioni marnoso-arenacee dal Colle di Terstenico sino a Via Giusti, dove viene intercettato da un collettore. La parte a monte del torrente alterna tratti incanalati a terrazzamenti di calcestruzzo a tratti su Flysch: come altri rivi roianesi fu oggetto di parziale contenimento su alveo artificiale, probabilmente per controllarne eventuali inondazioni dovute ad eccessivo apporto idrico a causa di periodiche precipitazioni copiose. Per quanto la portata idrica del rio Carbonara appaia relativamente scarsa, in passato il rivo provocò ingenti danni inondando a valle strade ed insediamenti industriali. Durante le nostre perlustrazioni, abbiamo avuto l'opportunità di esplorarne alcuni tratti non incanalati: sostanzialmente si può desumere che le condizioni complessive dei tratti superstiti su Flysch possano ancora ospitare vita anfibia, nello specifico la Salamandra salamandra che nelle pozze del rivo potrebbe ancora riprodursi. Proseguendo nella nostra esplorazione, tra Scala Santa e Via Sottomonte troviamo il rio Roiano, torrente ancora relativamente intatto nella parte che comprende l'alto corso su marne-arenarie, il rio Roiano scorre in superficie in una forra circondata da una boscaglia e a pochi passi dalle prime case del borgo viene intercettato da un collettore. Tra i vari rivi dell'area, il rio Roiano sembra quello più popolato dalla Salamandra salamandra: durante le nostre esplorazioni in loco, nei periodi dell'anno favorevoli, abbiamo avuto la possibilità di osservare un numero rilevante di esemplari adulti. Superata la zona del rio Roiano, dalla parte opposta della collina sarà possibile avvicinarsi a quello che per certi aspetti è il torrente più interessante della Val Martinaga: il rio Rosani.

Il rio Rosani scorre in una zona che un tempo veniva chiamata “Molini”: tale denominazione trae origine dal fatto che, come nel caso di altri rivi triestini, anche sul Rosani sorse in pasato un complesso molitorio. Il rio Rosani riceve l'apporto idrico dal torrente Terondlovax, piccolo rivolo che si immette a sinistra del Rosani proprio nella zona denominata “Molini”.Tra i vari corsi d'acqua esplorati da chi scrive, il rio Rosani risulta uno dei più accessibili, scorrendo parallelamente alla strada in un tratto di Vicolo delle Rose. Un ulteriore elemento di interesse del torrente è il vecchio lavatoio in pietra arenaria risalente all'800 se non prima, al quale è possibile accedere entrando tra le case di Via dei Moreri. Manufatto di gran rilievo storico, rimane oggi a testimonianza di una vita di altri tempi quando, ben lontani dall'invenzione delle lavatrici, si usava andare nei vecchi “patok” a lavare i panni.
Parte dell'alveo del rio Rosani risulta incanalato su terrazzamenti di clcestruzzo, le aree su Flysch tuttavia ospitano ancora vita anfibia: nel corso delle nostre escursioni abbiamo potuto osservare molte larve di Salamandra salamandra.
Il rio Rosani viene intercettato da un collettore all'inizio di Via dei Moreri.

Ritornati a Roiano, nella piazza della Chiesa, ci dirigeremo lungo la Via degli Apiari al termine della quale ci troveremo in una strada a fondo cieco che coincide con l'inizio del tratto di boscaglia superstite del Colle di Scorcola. In quella zona, un tempo definita “Verniellis” scorre il più piccolo tra i torrenti di Roiano: il rivo Scalze. Corso d'acqua di modesta portata dall'alveo quasi interamente cementificato e sofferente per evidenti segni di infiltrazioni fognarie, lo Scalze scorre per poche centinaia di metri in superficie per poi riversarsi in un collettore all'altezza della Via degli Apiari. I torrenti di Roiano si incontrano in galleria sotterrane all'altezza di Piazza tra i Rivi: il percorso ipogeo conduce alle foci ubicate presso il Porto Vecchio, in quell'area dove un tempo sorgeva il
“Lazzaretto Nuovo” Ai tempi in cui questo unico grande rivo scorreva in superficie, esso veniva indicato come torrente
Martesino.

La sezione collinare tra Grignano e Gretta

La fascia collinare che si estende da Grignano a Gretta,si caratterizza per la presenza di alcuni fenomeni di ruscellamento, alcuni dei quali già citati nelle cronache cittadine di qualche secolo addietro. Poco rimane di visibile allo stato attuale, in quanto alcuni di questi corsi d'acqua scomparvero,analogamente ad altri ruscelli della città, in seguito all'espansione urbana che vide il progressivo sorgere di nuove strade ed edifici anche sulle pendici delle colline di Barcola: alcuni dei piccoli rivoli che scendevano da Monte Grisa vennero tombati in misura parziale se non totale e, come consuetudine, di essi rimase solo qualche cenno su antichi documenti catastali.

Il torrente Lucaviz

Questo modesto corso d'acqua scorre in un solco tra le colline arenacee situato non lungi dallo stagno di Contovello,scendendo in direzione di Miramare. In passato ospitava tre complessi molitori di cui oggi rimane solo qualche traccia. Questo piccolo torrente si può affiancare parzialmente scendendo lungo il “Sentiero Natura”,percorso che da Contovello conduce al Parco del castello di Miramare. Anche questo rivo si caratterizza per una modesta ma costante portata idrica.

Il mistero delle sorgenti Cedas

Dei torrenti Cedas si hanno poche notizie: questi due modesti rivi probabilmente sgorgavano dal versante a mare di Monte Grisa in direzione dell'allora porticciolo di Cedas, antico approdo per piccole imbarcazioni mercantili . Le due sorgenti vennero usate in passato per l'approvvigionamento idrico delle navi e furono oggetto di alcune osservazioni di carattere idrogeologico: per quanto le notizie in merito risultino alquanto imprecise, pare che nel primo'900 venne effettuato un esperimento di immissione di sostanze coloranti nel fiume sotterraneo Timavo,che diede come risultato la fuoriuscita del pigmento dalle sorgenti Cedas. Si potrebbe quindi desumere che i torrenti Cedas rappresentassero una fuoriuscita del Timavo lungo il percorso del fiume ipogeo in direzione delle risorgive di Duino. L'individuazione delle sorgenti di Cedas attualmente risulterebbe non realizzabile: le gallerie di captazione costruite per intercettare l'acqua per il rifornimento delle navi,non sono state ritrovate,si può ipotizzare comunque che ciò che rimane dei torrenti Cedas oggi sia rappresentato dal collettore di raccolta dei liquami non lungi dagli stabilimenti balneari detti “Topolini” oppure da un tombino delle fognature presente all'altezza del porticciolo di Cedas. Sulla carta topografica di Trieste e Carso triestino ed isontino ( Tabacco), vengono comunque segnalati due brevi rigagnoli che potrebbe risultare possibile intercettare inoltrandosi nell'area boschiva residua alle spalle del porticciolo.

Rio Capriano, torrente Casistino ( "Pancerovec"), rivo Starc

Di questi rivoli si conosce ben poco: un tempo scorrevano in superficie lungo la fascia collinare di Barcola, attualmente risultano tombati. Lungo il percorso della pista ciclabile che si estende per tutta la lunghezza di Viale Miramare, poco prima del bivio si possono osservare delle fuoriuscite idriche forse a testimonianza della presenza di qualche vecchio rivo un tempo in superficie. Tornando indietro, verso Salita di Contovello,salendo sino all'altezza della prima curva, potremo osservare una vasca in pietra alimentata da una piccola sorgente: nei paraggi molto probabilmente si trovava il mulino Jasbez. La piccola sorgente probabilmente formava un rigagnolo che confluiva nel vicino torrente Starc.

Rio Bovedo, rio Conti e rio Giuliani

Questi tre torrenti scendono lungo il colle di Terstenico (Monte Radio), dal versante opposto rispetto al rio Carbonara. I tre torrenti si riuniscono in galleria sotterranea sotto la via Bovedo, per poi sfociare a mare all'altezza del porticciolo di Barcola. La parte superiore ancora in superficie del rio Bovedo attraversa una vallata boschiva ancora relativamente intatta: la natura geologica del suolo è di tipo flyschoide, molto probabilmente nell'ambiente sopravvive ancora la Salamandra salamandra. Come per altri corsi d'acqua affini, il destino di questi tre rivi oggi appare quantomai incerto a causa dell'incessante deturpamento dell'ambiente circostante dovuto ad una continua opera di edificazione di abitazioni e relativi nuovi accessi stradali.

I rivi dal Colle di Scorcola a San Giovanni

Proseguendo le nostre escursioni lungo le colline triestine, partendo da Scorcola in direzione della zona di monte Valerio e i rilievi attorno al rione di San Giovanni, avremo l'opportunità di intercettare alcuni torrenti ancora in superficie e di tentare di individuare l'antico percorso di rigagnoli ora tombati. Come per altri settori del retroterra cittadino, anche l'area in oggetto vide il progressivo venir meno degli spazi agresti e boschivi ,con un'espansione urbana che sovrappose stili ed edifici, a seconda delle varie epoche. Relativamente contenuta sotto la dominazione austroungarica, l'espansione della città assunse una connotazione altamente invasiva dal dopoguerra ad oggi, conquistando sempre maggior spazio lungo le pendici delle colline un tempo ambienti selvaggi di gran pregio naturalistico. I torrenti di quest'area specifica sono: il rio Scorcola, il rio Romagna, il rio Orsenigo,il rio Marchesetti,il rio Brandesia , il rio San Pelagio, il rio Timignano,il rio Bonomo. La maggior parte di questi torrenti risulta attualmente tombata, anche se in alcuni casi il corso superiore spesso si trova ancora in superficie, almeno nei settori più prossimi alle sorgenti. I rivi in questione, un tempo si congiungevano tutti al torrente Starebrech- torrente Grande (o Chiave) che intercettava le acque di questi tributari di modesta entità e portata idrica scendendo dal Bosco Farneto lungo l'area delle attuali Via Giulia e via Battisti.

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